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Leone XIII e l'Americanismo
(troppo vecchio per rispondere)
Luca Spatocco
2003-07-25 10:21:32 UTC
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Leone XIII e l'Americanismo

di Maurizio Blondet

Nel gennaio 1899 Leone XIII scrisse una lettera apostolica al cardinale
James Gibbons di Baltimora. La lettera, intitolata "Testem benevolentiae",
condannava l'Americanismo. Di che si trattava?
Maturato in seno al cattolicesimo degli Stati Uniti, l'Americanismo era un
movimento energicamente attivista, benintenzionato e ottimista.
Secondo gli "americanisti", la perfezione cristiana esigeva di esplicare la
massima energia nelle attivita' sociali e caritative, volte al bene della
società. Quanto alle virtu' interiori -l'umilta' e l'obbedienza,
l'abnegazione, il sacrificio, la preghiera- erano ritenute ormai un residuo
del passato; un ostacolo oggi piu' che un aiuto alla perfezione cristiana,
perche' finiva per formare anime deboli e vili anziche' caratteri forti,
virili e vitali quali occorrevano nella societa' americana.
Pieno di spirito pratico e modernizzante -per non dire modernista-
l'Americanismo sosteneva che il Vangelo doveva essere reso piu' "simpatico"
e piu' aderente alle aspirazioni dell'uomo moderno: e consigliava di
mitigare i rigorismi "medievali" della vita cattolica, di annacquare taluni
dogmi non piu' centrali per la mentalita' d'oggi. Nei cristiani attivamente
dediti ad opere di bene, tutti assorbiti nel "fare" pratico, lo Spirito
Santo -dicevano- parla direttamente, guidandoli. La lettura del breviario e
l'obbligo dell'orazione quotidiana puo' essere di ostacolo all'agire, che e'
quel che conta; l'adesione ai voti religiosi non ha piu' l'antica
importanza, anzi puo' inceppare chi si dedica alle buone opere.
L'americanismo era un movimento potente ed efficace, ben inserito nella
mentalita' statunitense. I suoi fautori fondavano ospedali, aprivano scuole,
raccoglievano fiumi di dollari per ogni genere di ben organizzate opere
assistenziali. Ma Leone XIII vi vide un grave pericolo spirituale.
Il punto e', ricordava il Pontefice, che il fine della fede cristiana sta
nel perseguire l'intimita' personale con Gesu'. L'attivismo, anche il piu'
benefico, non deve mai distogliere da questo scopo, da cui dipende la
salvezza della propria anima. "Che ti serve conquistare il mondo, se poi
perdi l'anima tua?". Il colloquio con Cristo deve essere coltivato con la
cura maggiore, attraverso l'Eucarestia e la preghiera interiore, l'esame di
coscienza, la rettifica continua delle proprie intenzioni sotto lo sguardo
di Dio, per conformare la propria volonta' alla Sua.
La vita interiore e' piu' necessaria dell'azione esterna. Anzi la seconda
diventa sterile senza la prima; a poco a poco, il cristiano attivo assorbito
e distratto dalla propria salvezza nel "fare" finisce per fidare nelle
proprie qualita' ed essere spinto dal desiderio del successo. Peggio:
finisce per credere di essere utile a Dio. Con le migliori intenzioni,
rischia di cercare, per orgoglio, la soddisfazione dell'amor proprio.
Nelle opere esterne di bene c'e' infatti un'attrattiva,
un'auto-soddisfazione, di cui la natura umana e' assetata anche piu' che dei
piaceri delle opere cattive. Occorre stare in guardia contro questo egoismo
raffinato del "ben operare", che uccide le grazie attuali. Il cristiano deve
aver sempre presente che "una sola cosa conta", piacere a Dio. Deve sapere
che e' vero alla lettera quel che Gesu' disse ai discepoli: "Senza di me non
potete far nulla". E' Lui che "fa" in noi e attraverso di noi, e rende
feconde le opere di chi riposa nella Sua grazia.
Le opere di carita' esterne devono nascere "da dentro", come un traboccare
della grazia che nasce nella vita interiore, di unione con Gesu'.
Insomma Leone XIII, il Papa delle grandi encicliche sociali, riaffermo'
allora il primato della contemplazione sull'azione "sociale". Strano? No.
Fedele all'insegnamento di Cristo.
Quel giorno che Maria si sedette ai piedi di Gesu', e Marta sua sorella
tutta affaccendata a servire protesto' col Signore: "Dille che mi aiuti".
Rispose Gesu': "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti affanni per troppe cose.
Invece una sola cosa e' necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che
nessuno le togliera'.
Piuttosto, va notata una diversa stranezza. Molti buoni cattolici che oggi
si dicono "anti-americani", praticano senza saperlo quello stesso spirito
che Leone XIII condanno' come "Americanismo". Il cattolicesimo che si riduce
a "impegno nel sociale", al pacifismo, all'aiuto materiale "agli ultimi"
senza richiamo all'urgenza della salvezza, alla "lotta contro le
ingiustizie", e' in fondo una forma estrema di Americanismo. La Teologia
della Liberazione, nata come rivoluzione sudamericana e come scontro con le
iniquita' del capitalismo statunitense, condivide con l'Americanismo la
convinzione che quel che conta (e che basta) e' cambiare la societa', i
"rapporti di potere" nella collettivita', insomma l'opera materiale ed
esterna. Lo stesso attivismo, lo stesso ottimismo tutto fondato sulla
fiducia nelle forze umane, e non alimentato da una fede vivamente vissuta
nell'intimo e dalla continua invocazione dell'aiuto di Dio senza cui "non si
puo' fare nulla".
Converra' ricordare anche un'altra stranezza: oggi, in modo piu' o meno
esplicito, si accusa la Chiesa di "anti-americanismo" perche' s'è adoperata
per scongiurare la guerra di Washington contro l'Irak. Come s'è visto, la
Chiesa e' si' contraria all'Americanismo: ma in una prospettiva tutta
diversa, che nulla ha da spartire con l'antiamericanismo politico e
polemico. Una prospettiva vericale.
Per finire: nel 1899, i cattolici americani si sottomisero prontamente e
senza condizioni agli ammonimenti di Leone XIII, segno della loro buona
fede. Magari si potesse dire con certezza che quel virus non abbia
continuato a circolare nella Chiesa americana. Quella Chiesa cosi' ricca di
ricche opere materiali, ma cosi' debole di fronte al "mondo".

da "Il timone" n. 26 (Luglio/Agosto 2003)

trascritto da Luca Spatocco
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Colui che odia il male che rappresento
2003-07-25 20:51:10 UTC
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Post by Luca Spatocco
Post by Luca Spatocco
Per finire: nel 1899, i cattolici americani si sottomisero prontamente e
senza condizioni agli ammonimenti di Leone XIII, segno della loro buona
fede. Magari si potesse dire con certezza che quel virus non abbia
continuato a circolare nella Chiesa americana. Quella Chiesa cosi' ricca di
ricche opere materiali, ma cosi' debole di fronte al "mondo".
Ma che bravo questo articolista de Il Timone ! Non si accorge
l'americanismo condannato da Leone XIII è dilagato ovunque nella Chiesa e
si chiama, oggi "impegno sociale", oppure "teologia della liberazione" o
ancora in altri modi.

Che differenza, però, fra gli americani di allora e i cattolici di oggi.
Quelli obbedienti, questi pronti a fare lo "sciopero della comunione" se
un vescovo sospende un sacerdote che ha offerto l'Ostia consacrata a
persone che appartengono ad altre fedi.

Ma si sa: dare addosso all'America è uno sport europeo di gran successo.
Vedono tutti la pagluizza a stelle e strisce oltre-Atlantico e non si
accorgono della trave che hanno nell'occhio.
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