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5 maggio, San Pio V
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Rafminimi
2016-05-05 08:41:51 UTC
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Franco Damiani
5 MAGGIO
SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE
Lotta contro l'eresia.
Tutta la vita di Pio V è stata una lotta. Nei tempi agitati in cui ebbe a
reggere la Chiesa, l'errore aveva invaso una grande porzione della
cristianità e ne minacciava il resto. Astuto e accomodante nei luoghi ove
non poteva sviluppare la sua audacia, esso agognava all'Italia; la sua
ambizione sacrilega era di rovesciare la cattedra apostolica, e di
trascinare senza scampo tutto il mondo cristiano nelle tenebre dell'eresia.
Pio difese tutta la penisola minacciata con una dedizione inviolabile. Anche
prima di essere innalzato agli onori del supremo Pontificato, espose spesso
la sua vita per strappare le città alla seduzione. Imitatore fedele di
Pietro Martire, non lo si vide mai indietreggiare di fronte al pericolo; e
gli emissari dell'eresia ovunque fuggirono al suo avvicinarsi.
Elevato alla cattedra di san Pietro, seppe infondere nei novatori un terrore
salutare, risollevò il coraggio dei sovrani dell'Italia e, con moderato
rigore, riuscì a rigettare al di là delle Alpi il flagello che avrebbe
trascinato l'Europa alla distruzione del cristianesimo, se gli Stati del
Mezzogiorno non vi avessero opposto una barriera invincibile. L'eresia si
arrestò. Da allora il protestantesimo, ridotto a logorar se stesso, dette
spettacolo di quella anarchia di dottrine che avrebbe portato alla
desolazione il mondo intero, senza la vigilanza del Pastore che, sostenendo
con indomabile zelo i difensori della verità in tutti gli stati ove essa
regnava ancora, si oppose, come una parete di bronzo, al dilagarsi
dell'errore nelle contrade ove comandava da padrone.
... contro l'Islam.
Un altro nemico, approfittando delle divisioni religiose dell'Occidente,
minaccia l'Europa in quei medesimi giorni; e l'Italia era destinata ad
essere la prima preda. Uscita dal Bosforo, la flotta ottomana, si dirige
contro la cristianità; sarebbe la fine, se l'energico
613
Pontefice non vegliasse sulla salvezza di tutti. Getta l'allarme, chiama
alle armi i prìncipi cristiani. L'Impero e la Francia, lacerate dalle
fazioni che l'eresia vi ha generato, odono l'appello, ma restano immobili;
la Spagna sola, con Venezia e la piccola flotta papale, rispondono alle
istanze del Pontefice, e, ben presto la Croce e la mezzaluna si trovano di
fronte nel golfo di Lepanto. La preghiera di Pio decide la vittoria in
favore dei cristiani, le cui forze sono di molto inferiori a quelle dei
Turchi. Noi ritroviamo questa felice memoria in ottobre, per la festa della
Madonna del Rosario. Ma oggi bisogna ricordare la rivelazione fatta dal
Santo Pontefice, la sera della grande giornata del 7 ottobre 1571. Dalle sei
del mattino, fino all'approssimarsi della notte, la battaglia si svolse tra
la flotta cristiana e quella musulmana. Improvvisamente, il Pontefice,
spinto da un divino impulso, guarda fisso il cielo, resta in silenzio
qualche istante, poi, volgendosi verso le persone presenti, dice loro:
"Ringraziamo Iddio: la vittoria è dei cristiani". Ben presto la notizia
giunse a Roma, ed in tutta la cristianità non si tardò a conoscere che
ancora una volta il Papa aveva salvato l'Europa. La disfatta di Lepanto
portò alla potenza ottomana un terribile colpo, dal quale non si risollevò
mai più: l'era della sua decadenza data da quel giorno famoso.
Il riformatore.
L'opera di san Pio V per la rigenerazione del costume cristiano, per fissare
la disciplina del concilio di Trento, per la pubblicazione del Breviario e
del Messale sottoposti a riforma, ha fatto del suo pontificato, durato sei
anni, una delle epoche maggiormente feconde della storia della Chiesa. Più
d'una volta i protestanti si sono inchinati con ammirazione di fronte a
questo avversario della loro pretesa riforma. "Mi meraviglio, diceva Bacone,
che la Chiesa Romana non abbia ancora canonizzato quest'uomo illustre". Ed
effettivamente Pio V non fu annoverato nel numero dei Santi che circa
centotrent'anni dopo la sua morte, ciò che dimostra quanto sia grande
l'imparzialità della Chiesa Romana nel rendere gli onori dell'apoteosi anche
quando si tratta dei suoi capi maggiormente venerati.
I miracoli.
La gloria dei miracoli incoronò fin da questo mondo il santo Pontefice;
ricorderemo qui due dei suoi prodigi più popolari. Un giorno, traversando
insieme all'ambasciatore di Polonia la piazza
614
del Vaticano, che si estende su quell'area dove una volta fu il circo di
Nerone, si sente preso di entusiasmo per la gloria ed il coraggio dei
martiri che ebbero a soffrire in quello stesso luogo, durante la prima
persecuzione. Egli allora si china e raccoglie un pugno di polvere da quel
campo di tormenti, calpestato da tante generazioni di fedeli, dopo la pace
di Costantino. Versa quella polvere in una bianca tela che gli presenta
l'ambasciatore; ma quando questo, rientrato a casa sua, fa per aprirlo, lo
trova impregnato di un sangue vermiglio, che si sarebbe detto essere stato
versato in quello stesso istante: la polvere era sparita. La fede del
Pontefice aveva evocato il sangue dei martiri, e questo riappariva al suo
richiamo per attestare, di fronte all'eresia, che la Chiesa Romana, nel XVI
secolo, era sempre la stessa, per la quale quegli eroi, al tempo di Nerone,
avevano dato la loro vita.
La perfidia degli eretici tentò più di una volta di metter fine ad una vita
che lasciava senza speranza di successo i loro progetti per la conquista
dell'Italia. Con uno stratagemma, tanto vile quanto sacrilego, assecondati
da un odioso tradimento, essi impregnarono di un sottile veleno i piedi del
Crocifisso che il santo Pontefice aveva nel suo oratorio, e sul quale spesso
poggiava le sue labbra. Pio V, nel fervore della preghiera, si apprestava a
dare questo segno di amore, per mezzo della sua sacra immagine, al Salvatore
degli uomini; ma d'un tratto, o prodigio! i piedi del Crocifisso si
staccarono dalla croce e sembravano sfuggire ai rispettosi baci del
vegliardo. Pio V comprese, allora, che la malvagità dei nemici aveva voluto
trasformare per lui in strumento di morte anche quel legno che ci aveva reso
la vita.
Un ultimo avvenimento incoraggiò i fedeli, secondo l'esempio del grande
Pontefice, a coltivare la santa Liturgia durante il tempo dell'anno in cui
siamo. Sul letto di morte, gettando un estremo sguardo verso la Chiesa della
terra, che abbandonava per quella del cielo, e volendo implorare ancora, per
l'ultima volta, la bontà divina in favore di quel gregge che lasciava
esposto a tanti pericoli, recitò con voce quasi spenta, questa strofa degli
inni del tempo pasquale: "Creatore degli uomini, degnatevi in questi giorni
colmi delle gioie della Pasqua, preservare il vostro popolo dagli assalti
della morte". Terminate queste parole, si addormentò placidamente.
VITA. - Michele Ghislieri nacque nel 1504, nella diocesi di Tortona. Entrato
a 14 anni nell'Ordine dei Predicatori, fu mandato all'Università di Bologna
per studiarvi la Teologia, che dopo insegnò per sedici anni. Poi fu nominato
Inquisitore e Commissario generale del Santo Uffizio, nel 1551:
615
mansione che gli valse molte persecuzioni, ma gli permise anche di
ricondurre numerosi eretici alla verità cattolica. Le sue virtù lo
designarono pure presso Paolo IV, che lo scelse per la sede episcopale di
Nepi e di Sutri, poi per il Cardinalato. Tali onori non modificarono in
nulla l'austerità della sua vita, ed il 7 gennaio 1566 divenne Papa,
prendendo il nome di Pio V. Egli doveva illustrare la cattedra di san Pietro
per il suo zelo nella propagazione della fede, il ristabilimento della
disciplina ecclesiastica e la bellezza del culto divino, come per la sua
devozione alla Madonna e la carità verso i poveri. Contro i Turchi allestì
la flotta, che riportò la vittoria di Lepanto; stava preparando una nuova
spedizione, quando morì nel 1572. Il suo corpo fu sepolto a S. Maria
Maggiore.
Lode.
Pontefice del Dio vivo, tu sei stato sulla terra "il muro di bronzo, la
colonna di ferro" (Ger 1,18) di cui parla il Profeta; e la tua indomabile
costanza ha preservato dalla violenza e dalle insidie dei suoi numerosi
nemici il gregge che ti era stato affidato. Ben lungi dal disperare, alla
vista dei pericoli il tuo coraggio s'innalzava come una diga che si
costruisce sempre più alta a misura che le acque dell'inondazione arrivano
più minacciose. Per mezzo tuo gl'invadenti flutti dell'eresia si sono
arrestati, l'invasione musulmana è stata respinta, e abbassato l'orgoglio
della Mezzaluna. Il Signore ti fece l'onore di sceglierti per rivendicare la
sua gloria ed essere il liberatore del popolo cristiano; ricevi, insieme al
nostro atto di riconoscenza, l'omaggio delle nostre umili felicitazioni.
Pure per tuo mezzo la Chiesa, che usciva da una terribile crisi, ritrovò la
sua bellezza. La vera riforma, quella che si compie attraverso l'autorità,
fu applicata senza debolezze dalle tue mani, altrettanto ferme che pure. Il
culto divino, rinnovato dalla pubblicazione di libri Liturgici, ti deve il
suo progresso, e la sua restaurazione; e nei sei anni del tuo breve ma
laborioso pontificato, molte opere assai feconde furono compiute.
Preghiera.
Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui
destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo,
implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro
i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale
stato ha ridotto quasi l'intera cristianità il dilagare dell'errore. Per far
fronte a tutti i nemici che l'assediano, la Chiesa non ha più che le
promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti
assieme; non le restano più che i
616
meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue
suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il
gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta
agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il
Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano
l'Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati
commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i
perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze
smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce.
In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o
santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne
accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell'albero che non può perire,
affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli
verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza,
in mezzo a questo dilagare dell'errore che minaccia di tutto asportare.
Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti
destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in
opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle
anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli
altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo
cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra,
per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero
degli eletti.
da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la
Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p.
612-616



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"Rafminimi" ha scritto nel messaggio news:ngf0o0$1eui$***@gioia.aioe.org...

Franco Damiani
5 MAGGIO
SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE
Lotta contro l'eresia.

<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
grande sanguinario




Tutta la vita di Pio V è stata una lotta. Nei tempi agitati in cui ebbe a
reggere la Chiesa, l'errore aveva invaso una grande porzione della
cristianità e ne minacciava il resto. Astuto e accomodante nei luoghi ove
non poteva sviluppare la sua audacia, esso agognava all'Italia; la sua
ambizione sacrilega era di rovesciare la cattedra apostolica, e di
trascinare senza scampo tutto il mondo cristiano nelle tenebre dell'eresia.
Pio difese tutta la penisola minacciata con una dedizione inviolabile. Anche
prima di essere innalzato agli onori del supremo Pontificato, espose spesso
la sua vita per strappare le città alla seduzione. Imitatore fedele di
Pietro Martire, non lo si vide mai indietreggiare di fronte al pericolo; e
gli emissari dell'eresia ovunque fuggirono al suo avvicinarsi.
Elevato alla cattedra di san Pietro, seppe infondere nei novatori un terrore
salutare, risollevò il coraggio dei sovrani dell'Italia e, con moderato
rigore, riuscì a rigettare al di là delle Alpi il flagello che avrebbe
trascinato l'Europa alla distruzione del cristianesimo, se gli Stati del
Mezzogiorno non vi avessero opposto una barriera invincibile. L'eresia si
arrestò. Da allora il protestantesimo, ridotto a logorar se stesso, dette
spettacolo di quella anarchia di dottrine che avrebbe portato alla
desolazione il mondo intero, senza la vigilanza del Pastore che, sostenendo
con indomabile zelo i difensori della verità in tutti gli stati ove essa
regnava ancora, si oppose, come una parete di bronzo, al dilagarsi
dell'errore nelle contrade ove comandava da padrone.
... contro l'Islam.
Un altro nemico, approfittando delle divisioni religiose dell'Occidente,
minaccia l'Europa in quei medesimi giorni; e l'Italia era destinata ad
essere la prima preda. Uscita dal Bosforo, la flotta ottomana, si dirige
contro la cristianità; sarebbe la fine, se l'energico
613
Pontefice non vegliasse sulla salvezza di tutti. Getta l'allarme, chiama
alle armi i prìncipi cristiani. L'Impero e la Francia, lacerate dalle
fazioni che l'eresia vi ha generato, odono l'appello, ma restano immobili;
la Spagna sola, con Venezia e la piccola flotta papale, rispondono alle
istanze del Pontefice, e, ben presto la Croce e la mezzaluna si trovano di
fronte nel golfo di Lepanto. La preghiera di Pio decide la vittoria in
favore dei cristiani, le cui forze sono di molto inferiori a quelle dei
Turchi. Noi ritroviamo questa felice memoria in ottobre, per la festa della
Madonna del Rosario. Ma oggi bisogna ricordare la rivelazione fatta dal
Santo Pontefice, la sera della grande giornata del 7 ottobre 1571. Dalle sei
del mattino, fino all'approssimarsi della notte, la battaglia si svolse tra
la flotta cristiana e quella musulmana. Improvvisamente, il Pontefice,
spinto da un divino impulso, guarda fisso il cielo, resta in silenzio
qualche istante, poi, volgendosi verso le persone presenti, dice loro:
"Ringraziamo Iddio: la vittoria è dei cristiani". Ben presto la notizia
giunse a Roma, ed in tutta la cristianità non si tardò a conoscere che
ancora una volta il Papa aveva salvato l'Europa. La disfatta di Lepanto
portò alla potenza ottomana un terribile colpo, dal quale non si risollevò
mai più: l'era della sua decadenza data da quel giorno famoso.
Il riformatore.
L'opera di san Pio V per la rigenerazione del costume cristiano, per fissare
la disciplina del concilio di Trento, per la pubblicazione del Breviario e
del Messale sottoposti a riforma, ha fatto del suo pontificato, durato sei
anni, una delle epoche maggiormente feconde della storia della Chiesa. Più
d'una volta i protestanti si sono inchinati con ammirazione di fronte a
questo avversario della loro pretesa riforma. "Mi meraviglio, diceva Bacone,
che la Chiesa Romana non abbia ancora canonizzato quest'uomo illustre". Ed
effettivamente Pio V non fu annoverato nel numero dei Santi che circa
centotrent'anni dopo la sua morte, ciò che dimostra quanto sia grande
l'imparzialità della Chiesa Romana nel rendere gli onori dell'apoteosi anche
quando si tratta dei suoi capi maggiormente venerati.
I miracoli.
La gloria dei miracoli incoronò fin da questo mondo il santo Pontefice;
ricorderemo qui due dei suoi prodigi più popolari. Un giorno, traversando
insieme all'ambasciatore di Polonia la piazza
614
del Vaticano, che si estende su quell'area dove una volta fu il circo di
Nerone, si sente preso di entusiasmo per la gloria ed il coraggio dei
martiri che ebbero a soffrire in quello stesso luogo, durante la prima
persecuzione. Egli allora si china e raccoglie un pugno di polvere da quel
campo di tormenti, calpestato da tante generazioni di fedeli, dopo la pace
di Costantino. Versa quella polvere in una bianca tela che gli presenta
l'ambasciatore; ma quando questo, rientrato a casa sua, fa per aprirlo, lo
trova impregnato di un sangue vermiglio, che si sarebbe detto essere stato
versato in quello stesso istante: la polvere era sparita. La fede del
Pontefice aveva evocato il sangue dei martiri, e questo riappariva al suo
richiamo per attestare, di fronte all'eresia, che la Chiesa Romana, nel XVI
secolo, era sempre la stessa, per la quale quegli eroi, al tempo di Nerone,
avevano dato la loro vita.
La perfidia degli eretici tentò più di una volta di metter fine ad una vita
che lasciava senza speranza di successo i loro progetti per la conquista
dell'Italia. Con uno stratagemma, tanto vile quanto sacrilego, assecondati
da un odioso tradimento, essi impregnarono di un sottile veleno i piedi del
Crocifisso che il santo Pontefice aveva nel suo oratorio, e sul quale spesso
poggiava le sue labbra. Pio V, nel fervore della preghiera, si apprestava a
dare questo segno di amore, per mezzo della sua sacra immagine, al Salvatore
degli uomini; ma d'un tratto, o prodigio! i piedi del Crocifisso si
staccarono dalla croce e sembravano sfuggire ai rispettosi baci del
vegliardo. Pio V comprese, allora, che la malvagità dei nemici aveva voluto
trasformare per lui in strumento di morte anche quel legno che ci aveva reso
la vita.
Un ultimo avvenimento incoraggiò i fedeli, secondo l'esempio del grande
Pontefice, a coltivare la santa Liturgia durante il tempo dell'anno in cui
siamo. Sul letto di morte, gettando un estremo sguardo verso la Chiesa della
terra, che abbandonava per quella del cielo, e volendo implorare ancora, per
l'ultima volta, la bontà divina in favore di quel gregge che lasciava
esposto a tanti pericoli, recitò con voce quasi spenta, questa strofa degli
inni del tempo pasquale: "Creatore degli uomini, degnatevi in questi giorni
colmi delle gioie della Pasqua, preservare il vostro popolo dagli assalti
della morte". Terminate queste parole, si addormentò placidamente.
VITA. - Michele Ghislieri nacque nel 1504, nella diocesi di Tortona. Entrato
a 14 anni nell'Ordine dei Predicatori, fu mandato all'Università di Bologna
per studiarvi la Teologia, che dopo insegnò per sedici anni. Poi fu nominato
Inquisitore e Commissario generale del Santo Uffizio, nel 1551:
615
mansione che gli valse molte persecuzioni, ma gli permise anche di
ricondurre numerosi eretici alla verità cattolica. Le sue virtù lo
designarono pure presso Paolo IV, che lo scelse per la sede episcopale di
Nepi e di Sutri, poi per il Cardinalato. Tali onori non modificarono in
nulla l'austerità della sua vita, ed il 7 gennaio 1566 divenne Papa,
prendendo il nome di Pio V. Egli doveva illustrare la cattedra di san Pietro
per il suo zelo nella propagazione della fede, il ristabilimento della
disciplina ecclesiastica e la bellezza del culto divino, come per la sua
devozione alla Madonna e la carità verso i poveri. Contro i Turchi allestì
la flotta, che riportò la vittoria di Lepanto; stava preparando una nuova
spedizione, quando morì nel 1572. Il suo corpo fu sepolto a S. Maria
Maggiore.
Lode.
Pontefice del Dio vivo, tu sei stato sulla terra "il muro di bronzo, la
colonna di ferro" (Ger 1,18) di cui parla il Profeta; e la tua indomabile
costanza ha preservato dalla violenza e dalle insidie dei suoi numerosi
nemici il gregge che ti era stato affidato. Ben lungi dal disperare, alla
vista dei pericoli il tuo coraggio s'innalzava come una diga che si
costruisce sempre più alta a misura che le acque dell'inondazione arrivano
più minacciose. Per mezzo tuo gl'invadenti flutti dell'eresia si sono
arrestati, l'invasione musulmana è stata respinta, e abbassato l'orgoglio
della Mezzaluna. Il Signore ti fece l'onore di sceglierti per rivendicare la
sua gloria ed essere il liberatore del popolo cristiano; ricevi, insieme al
nostro atto di riconoscenza, l'omaggio delle nostre umili felicitazioni.
Pure per tuo mezzo la Chiesa, che usciva da una terribile crisi, ritrovò la
sua bellezza. La vera riforma, quella che si compie attraverso l'autorità,
fu applicata senza debolezze dalle tue mani, altrettanto ferme che pure. Il
culto divino, rinnovato dalla pubblicazione di libri Liturgici, ti deve il
suo progresso, e la sua restaurazione; e nei sei anni del tuo breve ma
laborioso pontificato, molte opere assai feconde furono compiute.
Preghiera.
Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui
destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo,
implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro
i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale
stato ha ridotto quasi l'intera cristianità il dilagare dell'errore. Per far
fronte a tutti i nemici che l'assediano, la Chiesa non ha più che le
promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti
assieme; non le restano più che i
616
meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue
suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il
gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta
agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il
Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano
l'Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati
commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i
perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze
smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce.
In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o
santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne
accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell'albero che non può perire,
affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli
verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza,
in mezzo a questo dilagare dell'errore che minaccia di tutto asportare.
Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti
destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in
opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle
anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli
altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo
cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra,
per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero
degli eletti.
da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la
Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p.
612-616



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2016-05-06 07:09:37 UTC
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Raw Message
Post by Rafminimi
Franco Damiani
5 MAGGIO
SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE
Lotta contro l'eresia.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
grande sanguinario
Sai che il 4 maggio nelle chiese anglicane e luterane si commemorano i "martiri della controriforma"?

M.
--
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inbario
2016-05-06 11:39:40 UTC
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Post by Rafminimi
Franco Damiani
5 MAGGIO
SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE
Lotta contro l'eresia.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
grande sanguinario
Sai che il 4 maggio nelle chiese anglicane e luterane si commemorano i
"martiri della controriforma"?

<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
come dar loro torto

la Chiesa ha chiesto perdono ma è comprensibile che continuino a rigirare il
coltello nella piaga
anche se Riforma e Controriforma furono un fatto politico non religioso













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